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Ma se è vero  che il flusso delle merci e delle immagini genera forme di omologazione, è altrettanto vero che fa  anche emergere -ed è sempre più consistente- una domanda di qualità: qualità dell’ambiente, qualità del vivere, qualità degli oggetti. Una domanda di qualità che può trasformarsi  in una preziosa opportunità per l’artigianato   se però questo, nel solco della tradizione, sarà capace  di riposizionarsi nel “mercato globale”  insieme a quei prodotti  connotati da una forte  identità. Qualità che non deve essere intesa come un sistema di segni e di valori  del passato da collocare in una area “ protetta”, ma come un sistema  formale che sappia rimodellarsi  nel tempo per meglio rispondere  alle dinamiche  sociali e culturali.

La capacità di trarre partito da condizioni di difficoltà se non sfavorevoli del contesto, è stata  in più momenti ed occasioni  una caratteristica  dell’artigianato  di qualità; spesso proprio in momenti di difficoltà l’artigianato ha saputo rigenerarsi, e il più delle volte la collaborazione  fra saperi  diversi ha permesso/prodotto una  riqualificazione  dei modelli e degli stilemi, consentendo un proficuo aggiornamento formale e tecnologico  e l’accrescimento  della visibilità  e della competitività dei  prodotti.
Oggi la  rivalutazione  del “quotidiano”, delle specificità  locali, tendono a valorizzare le culture materiali dei luoghi: è una preziosa opportunità per le imprese artigiane  (in particolare del Mugello) se però queste, lontano  da visioni nostalgiche , sapranno  fornire qualità e innovazione dei prodotti e perseguire nuove strategie imprenditoriali capaci  di garantire competitività  ai loro prodotti  sul mercato nazionale e internazionale. Si tratta di individuare strategie  che sappiano interpretare  il prodotto contemporaneo  come un sistema complesso  nel quale l’oggetto/manufatto  si configura sempre più come  l’insieme  inscindibile del bene materiale prodotto e del sistema  immateriale  di azioni, di relazioni e di servizi che sono indispensabili per introdurre il bene stesso nei processi di trasformazione, mercato, promozione.

Allora  emanciparsi dalla nostalgia del passato non significa rinunciare alla tradizione, anzi  mai come in questo momento  di incertezza sugli scenari futuri, si sente il bisogno  di rendere gli oggetti testimoni della nostra storia, marcatori di identità : oggetti capaci  di entrare  nella sfera  dell’immaginario e degli affetti, del singolo come della collettività,  per dare  un senso al nostro “abitare” i luoghi.
E se si intende  caratterizzare gli oggetti come testimonianze della nostra vita e cultura  è indispensabile  che essi portino i segni della tradizione ma anche  e soprattutto  della contemporaneità; dunque nelle attuali trasformazioni economico-produttive, l’artigianato può sperimentare e generare nuovi prodotti senza rinunciare  alle sue peculiarità, prodotti nati dall’attenzione  ai materiali, alle lavorazioni, ai dettagli, espressione dell’ingegno, della creatività, dell’amore per la vita delle cose  nel loro rapporto  con la  qualità della vita dei cittadini del mondo.
L’artigiano del terzo millennio, infine,  deve confrontarsi con le nuove tecnologie, con i nuovi saperi, pur mantenendo  e conservando le tradizionali competenze  tecniche ed artistiche e coltivando la propria altissima “sapienza delle mani”.


                                                                                      
 
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